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Parroco Don Marco Moraglia
Parroco Emerito Don Contardo Colombi

sabato 9 febbraio 2013

DON FAUSTIN YIGBE'


Catechesi Adulti
Venerdi 8 febbraio 2013 
Don Faustin Yigbè
 
La mia storia vocazionale
Sono Don Faustino Kossi YIGBE, sacerdote della diocesi di Kpalime in Togo.  Sono nato il 19 maggio 1968, da una famiglia di 5 figli, quattro maschi e una femmina. La femmina è la prima e io sono il terzo.  Sono stato ordinato sacerdote il 7 febbraio 1998 in Togo, e ieri ho compiuto 15 anni di sacerdozio. Sono stato vice-parrocco  cinque anni poi dopo, direttore di Radio Maria Togo per cinque anni prima di venire in Europa. Sono stato in Belgio per tre anni durante i quali ho fatto un master in teologia, quindi un anno di comunicazione all’Università Cattolica di Lavanium. Sono in Italia perché rispetto ai miei studi di comunicazione, dovrei imparare l’Italiano; perciò il mio vescovo mi ha mandato nella diocesi di Ventimiglia - Sanremo.
Sono cresciuto in Togo dove ho fatto il mio seminario fino a diventare sacerdote. Il Togo è un piccolo paese nell’Africa dell’Ovest con una popolazione di sei milioni abitanti. La grande parte della popolazione è animista, pero’ i cristiani sono circa il 40% della popolazione. Togo è un paese cristianizzato dai tedeschi della « Société du Verbe Divin » (SVD : Società del Verbo Divino ), perché eravamo colonia tedesca fino alla fine della prima guerra. Poi, dopo questa guerra, i tedeschi sono cacciati via dai francesi e dagli inglesi che hanno diviso il paese in due. La prima parte è andata al Ghana e l’altra parte è rimasta il Togo che abbiamo oggi. Quindi dopo la prime guerra, gli SVD sono andati via, nella maggior parte e sono stati sostituiti dai missionari della SMA : Société des Missions Africaine (Sociétà delle Missioni Africane), perché la maggior parte di questi sacerdoti venivano dall’Alsace in Francia, una regione vicina alla Germania. Dico questo perché il lavoro dei tedeschi dal 1892 al 1917 è stato molto buono. Oggi, tutto quello che abbiamo come valore culturale, sia nella liturgia che nella vita cristiana e sociale, viene dai tedeschi. La scrittura della nostra lingua nazionale (cioè il dialetto) è stata opera dei Tedeschi. Le chiese sono state costruite da loro, soprattutto la maggior parte delle cattedrali delle sette diocesi che abbiamo in Togo. Percio’ una presenza dei missionari più vicini alla Germania è stata importante per proseguire il lavoro iniziato dagli SVD. Quindi i missionari della SMA hanno portato avanti questa missione evangeli fino a oggi. Erano in tanti in questa missione prima che arrivassero  i missionari comboniani (Italiani), francescani (Francesi), Salesiani (Spagnoli) ecc. Il primo vescovo di Togo era uno della SMA, Monsignor Strebler che è morto circa dieci anni fa. La nostra chiesa è giovane e noi non abbiamo delle storie legate alla vecchia tradizione come ce l’avete voi. Le nostre chiese sono nate o sono uscite dalla riforma del Vaticano secondo ; quindi è molto facile vedere delle cose nuove che non si possono vedere in Europe e viceversa. Oggi non abbiamo l’altare del santissimo dietro quello della celebrazione, ma a destra. Le pitture con i disegni sono poche. L’organo esiste nella grande chiesa per la celebrazione,  ma abbiamo degli strumenti locali per l’animazione della messa.  Noi balliamo, cantiamo, battiamo le mani per esprimere la nostra gioia di lodare Dio. Per un africano sarebbe strano tornare a casa dopo la messa come è venuto in chiesa la domenica. Perché la messa deve cambiare qualcosa in noi quando ci veniamo ; percio’, cantare e ballare sono cose importanti per noi. E’ un modo di esprimere la nostra fede. I missionari hanno capito questo e ci hanno aiutato a svilupparlo.
In questo senso mi pare importante di ringraziare i primi missionari, perché la loro missione era molto difficile. Si trattava di scendere in un paese che non conoscevano, di parlare alla gente che non conoscevano, di parlare a una cultura diversa. Ecco perché  hanno scelto di fare « tabula rasa » purtroppo, di tutto quello che esisteva per imporre un modo di adorare Dio. Pero’ piano piano, qualcosa è stato sistemato, perché non rispondeva tanto alle realtà. La sola fortuna che li ha aiutati a riuscire in questa missione sono state le scuole che hanno fondato. Piano piano, la scuola e la fede sono diventate due cose legate che hanno portato avanti con la loro missione.
Dopo l’indipendenza, la missione non era più soltanto quella dei missionari SMA ma anche dei comboniani e francescani. Pero’ si deve ricordare che già, in quell’ epoca, abbiamo cominciato ad avere tanti sacerdoti togolesi.  Poi verso 1980, sono arrivati i salesiani spagnoli e altri missionari.
Oggi con questa varietà, sono sviluppate tante vocazioni per i diversi ordini  e i seminari . In Togo abbiamo per ora più di 200 seminaristi maggiori per le 7 diocesi. E nella mia diocesi, hanno ordinato nel mese di agosto scorso, undici sacerdoti. La mia diocesi che conta circa 250 mila abitanti, ha soltanto una trentina di parrocchie. Ci sono ancora più di cento o duecento villaggi che non hanno una parrocchia, perché la diocesi non è capace di costruire una chiesa e una canonica per fare una nuova parrocchia nei paesi. Pero’ tanti villaggi hanno una capanna che serve al raduno della domenica sotto la guida dei catechisti. L’altro problema che incontriamo in africa, nonostante le vocazioni, è quello della vita dei sacerdoti; perché da noi, il sacerdote non ha stipendio, non ha assicurazione (mutua), non ha pensione,… vive solo della colletta della domenica e delle offerte dei cristiani che sono pochissime. Un sacerdote vive con circa 40 euro al mese. Questa precariétà fa sì che il vescovo non riesca a creare delle nuove parrocchie, anche se i candidati alla missione, cioè i sacerdoti fossero più numerosi. Bisognerebbe che ci pensassero le Chiese africane, sopprattutto quelle che sono nelle campagne. Quelle delle città hanno più possibilità, perché hanno dei cristiani impiegati  che lavorano e danno delle offerte più sostanziose. Percio’ la cooperazione missionaria è per noi una cosa importante, anzi, indispensabile per la vita delle chiese africane.
Personalmente, la mia vocazione è nata dal vedere i sacerdoti venire a casa nostra. Mio papà era catechista e ogni volta che venivano i sacerdoti per la messa nel mio paese, la nostra casa era il primo posto in cui si fermavano prima di andare sotto la capanna parrocchiale. Quindi questa vicinanza a loro ha provocato in me il desiderio di fare come loro. Poi, piano piano, il mio papà ne ha parlato con il parroco che finalmente ha scelto di portarmi alla canonica per essere con lui e due altri che dovevano entrare in seminario. Siamo rimasti insieme, facendo I chierichetti, ma anche il servizio della pulizia della chiesa e della canonica, insieme alla perpetua che veniva ogni mattina, poi dopo due anni, a dodici anni, sono entrato in piccolo seminario. Questo metodo del parroco permetteva di fare il discernimento per capire se veramente, eravamo pronti ad entrare in seminario e diventare sacerdoti nello spirito della povertà. Sono rimasto nel piccolo seminario durante otto anni poi sono entrato nel seminario maggiore dove ho trascorso altri  otto anni prima di diventare sacerdote. Al momento in cui eravamo in seminario maggiore, tutto era gratis, perché la Chiesa universale, cioè l’ufficio missionario pontificale ci aiutava tanto. Pero’ oggi, le cose sono cambiate e ogni seminaristà deve pagare qualcosa, almeno 100 euro all’anno, prima di continuare la sua formazione. E’ una situazione difficile perché ci sono persone che non hanno la possibilità di pagare questo. Quindi bisogna fare riferimento a qualche centro missionario diocesano dell’Europa, come la diocesi di Spayer, Monaco, Colonia per poter portare avanti questi seminaristi. Ho sentito parlare anche di qualche diocesi italiana pero’ non saprei dire di più. E’ chiaro quindi  che il vostro impegno va al di la di dove voi lo mettete. Percio’, vi ringrazio per i vostri impegni in questo senso e vi invito a continuare questo impegno sapendo bene che non è un lavoro inutile, ma piuttosto un aiuto alle chiese povere.
Un esempio per finire : recentemente quando ero in ferie il mio vescovo mi ha chiesto di cercare per la diocesi delle offerte delle messe per i sacerdoti… ne ho parlato con qualche sacerdote della Diocesi di Ventimiglia Sanremo anche con il vicario generale. Questo per dirvi come la missione continua ad essere dura oggi. Tanti di voi hanno avuto dei parenti sacerdoti in missione et possono testimoniare di come non è facile stare in questa situazione. Percio’ vi invito a pregare per quei sacerdoti che si impegnano in questo senso e a non dimenticarli nel vostro aiuto.

8 Febbraio - catechesi adulti con don Fastin


Una catechesi sulla quaresima in riferimento al mio paese.

La quaresima e la missione
Questo è il tema che ho scelto di sviluppare con voi in questo pomeriggio, rispetto alla mia esperienza e soprattutto la mia vita di sacerdote africano (togolese).
Sappiamo bene che la quaresima è questo momento di quaranta giorni in cui la chiesa ci invita a un altro modo di vivere per dare alla nostra esistenza un senso più vicino al Signore. E’ un momento di penitenza, un momento di conversione attraverso la preghiera, il digiuno e l’elemosina (Mt 6,1-6.16-18). Quindi, il vangelo che ascoltiamo il primo giorno della quaresima, cioè il mercoledi delle ceneri è come la raccomandazione fondamentale del Signore per noi nel vivere degnamente questo tempo. Ogni cristiano che vuole veramente vivere il tempo di quaresima non deve cercare altrove quello che è importante per lui, ma deve capire che questo vangelo gli basta per rispondere alla volontà del Signore.
Però quando meditiamo queste tre raccomandazioni del Signore, scopriamo che riassumono le esigenze di tutta la vita cristiana. Percio’ la loro pratica non si ferma alla quaresima, ma va al di là. Perché la vita cristiana è chiamata ad essere una vita di preghiera, cioè di comunione e di dialogo con Dio, una vita di privazione e di digiuno e una vita di carità. Questo messaggio è unico per tutta la Chiesa, sia in Europa, che in Africa, in Asia o in America. Il suo vissuto, però, cambia da un paese a un altro. Per esempio, sono rimasto un po’ stupito quando ho sentito la gente in confessionale accusarsi di aver mangiato la carne il venerdi. Perché in alcune regioni dell’Africa per esempio, mangiare la carne è il cibo comune e non si puo’ evitarlo nella quaresima; se no, non ci sarà più niente da mangiare, neanche il minimo. Quindi in queste regioni, consigliano altre cose, per esempio, non mangiare il pesce nel tempo di quaresima. Così sarà una privazione vera. Perché secondo quel modo di vivere, il pesce è per i ricchi. Pero’ oggi, i pastori della Chiesa cercano di mettere più l’accento su una privazione più sostanziale che su qualcosa che si mangia ; perché in Africa, ci sono già tanti che non trovano da mangiare e hanno soltanto un solo pranzo al giorno a causa della miseria; la loro vita si presenta già come una quaresima perpetua. Percio’ le nostre predicazioni mettono più l’accento sulla privazione di un piacere: per esempio evitare di vedere una partita, evitare di andare a una festa o a ballare in una festa,  rifiutare un rapporto sessuale con la propria moglie o con il suo fidanzato o concubino o andare alla ricerca di una donna ecc.  La quaresima è questo tempo di austerità in qualsiasi senso, e noi la viviamo con quello in cui è possibile trovare questa austerità. Tuttavia, la modernità e lo sviluppo delle nazioni oggi, fanno sì che quelli che sono fortunati e hanno tanta possibilità, la vivono in modo più vicino all’Europa. Secondo me, però, la domanda del Signore in questo senso è unica: saper vivere le privazioni nella ricerca della carità e nella preghiera. Se capiamo cosi la quaresima, beati siamo noi. Pero’ in un modo pratico, quaresima è un tempo in cui ognuno cerca di dare un nuovo senso alla sua vita. Un nuovo cambiamento alla sua vita. Diciamo che è un momento in cui iniziamo una nuova vita. Per questo ci sono tanti esercizi spirituali che sono organizzati dalla Chiesa: Ritiro, via crucis, rosario, pellegrinaggio parrocchiale, conferenza, celebrazione penitenziale ecc. In questi esercizi, ognuno cerca di trovare quello che puo’ aiutarlo a rispondere alla volontà del Signore. Non deve esserci una costrizione; perché Dio ha creato l’uomo libero e lo vuole libero in tutto quello che fa. E’ questa libertà che dà a Dio la gioia del suo amore per noi. Perché quando Dio si rende conto che l’uomo ha fatto una scelta libera nel suo incontro, si sente più interpellato a rispondere alla sua chiamata e a tutte le sue domande. Quindi questo tempo di quaresima deve essere per noi un momento per avvicinarci di più a Dio attraverso la nostra determinazione a cambiare vita.
Concretamente, da noi, questo tempo si svolge con due raduni straordinari nella settimana : ogni mercoledi con il rosario e ogni venerdi con la via crucis. Pero’ durante questo tempo, c’è il ritiro della quaresima che organizza ogni parrocchia durante otto giorni : da domenica sera alla domenica seguente dopo la messa. E’ un momento in cui, il predicatore che viene da fuori, ascolta i cristiani che vengono da lui e li confessa durante il giorno poi alla sera fa una predicazione sul tema scelto dal parocco. E’ un momento molto sentito. Anche la settimana santa segue lo stesso schema di quello che vediamo in Europa, con la messa crismale, la santa cena, la celebrazione della croce e la via crucis (ancora), poi la cerimonia della pasqua, il sabato santo.
Tutto questo dà alla Chiesa questa dimensione universale con delle variazioni da un paese all’altro; variazioni che sono una ricchezza per la fede cristiana soprattutto quella cattolica.  Come cristiani dobbiamo ringraziare il Signore che ci ha dato questa diversità nella stessa Chiesa e chiedergli la grazia di farne un modo di santificazione per il nostro corpo e la nostra anima. Che Maria nostra Madre, rifugio dei peccatori, ci aiuti in questo cammino.