27 Maggio 2012
Celebrazione degli Anniversari dei nostri Sacerdoti
Oggi ci siamo riuniti per la celebrazione eucaristica per festeggiare
l’anniversario di ordinazione sacerdotale del nostro parroco Don Colombi e dei vice Don Costantino e Don Emanuele.
Il sacerdote non è un solitario chiuso nel suo
intimismo, o nel suo egoismo non è un funzionario
del culto o un attivista della Chiesa: è il pastore che forma la comunità
intorno a Cristo Parola ed Eucaristia, la fa camminare nella speranza e con
essa va verso le “altre pecore che non
sono di quest’ovile” (Gv.10,16).
Dopo la Celebrazione, nel salone Parrocchiale, abbiamo festeggiato condividendo la cena.
Il
Sacerdote
Vive ed
opera nel mondo, ma non appartiene al mondo.
E ‘
figlio di uomini, ma ha l’autorità di renderli figli di Dio.
E’
povero,
ma ha il potere di comunicare ai fratelli ricchezze infinite.
E’
debole,
ma rende forti i deboli col pane della vita.
E’
servitore,
ma davanti a lui si inginocchiano gli Angeli.
E’
mortale,
ma ha il compito di trasmettere l’immortalità.
Cammina
sulla terra, ma i suoi occhi sono rivolti al cielo.
Collabora
al benessere degli uomini,
ma non li distoglie
dalla meta finale che è il Paradiso.
Può fare
cose
che neppure Maria e gli Angeli possono compiere: celebra la S. Messa e perdona i
peccati.
Quando
celebra
ci sovrasta di qualche gradino,
ma la sua azione tocca
il cielo.
Quando
assolve
rivela la potenza di Dio
che perdona i peccati
e ridona la vita.
Quando
insegna
propone la Parola
di Gesù:
“Io sono la Via , la Verità e la Vita ”.
Quando
prega per noi il Signore lo ascolta, perché lo ha costituito “Pontefice”, cioè
ponte di collegamento fra Dio e i fratelli.
Quando
lo accogliamo diventa l’amico più sincero e fedele.
E’ l’uomo più amato e
più incompreso; il più cercato e il più rifiutato.
E’ la persona più
criticata, perché deve confermare con il suo esempio l’autenticità del
messaggio.
E’ il fratello
universale, il cui mandato è solo quello di servire, senza nulla pretendere.
Se è santo, lo
ignoriamo; se è mediocre, lo
disprezziamo.
Se è generoso, lo
sfruttiamo; se è “interessato”, lo critichiamo.
Se siamo nel bisogno,
lo assilliamo;
se vengono meno le
necessità, lo dimentichiamo.
E solo quando ci sarà
sottratto comprenderemo quanto ci fosse indispensabile e caro.

